Per Pasqua il tradizionale Scoppio del Carro: torna il sorteggio per Calcio Storico

11 04 2008
torna il sorteggio per Calcio Storico La colombina che dall’altar maggiore della Basilica di Santa Maria del Fiore vola verso “I’ Brindellone”, lo incendia e poi torna indietro. Torna lo Scoppio del Carro, la tradizionale rievocazione storica che si svolge in piazza Duomo nella domenica di Pasqua. Due i cortei che raggiungeranno piazza Duomo. Il primo (dalle 9.15) con le autorità e il gonfalone della città partirà da Palazzo Vecchio e dopo aver percorso alcune vie del centro, raggiungerà la chiesa dei SS. Apostoli, dove sono conservate le pietre focaie per incendiare il carro, per poi proseguire per piazza S. Trinita, via Tornabuoni, via Strozzi, piazza della Repubblica e poi al Duomo. Il trasferimento del “Carro di fuoco” da Porta al Prato a piazza Duomo, avverrà domenica (a partire dalle 8.30), attraverso Borgo Ognissanti, via della Vigna Nuova, via Strozzi, piazza della Repubblica (dove è prevista un’esibizione di sbandieratori e musici), via Roma. Sono passati oltre 900 anni dal ritorno di Pazzino de Pazzi da Gerusalemme al quale Goffredo di Buglione aveva consegnato le pietre focaie, per accendere la scintilla per la partenza della colombina e quindi l’inizio dei fuochi pirotecnici. La festa del carro è non solo la più antica delle tradizioni celebrate a Firenze, ma anche quella che non è mai stata dimenticata e che ha attraversato “indenne” tutti i momenti e le epoche della città. Naturalmente dal lontano 1101 la festa si molto accresciuta: dalle tre pietre focaie che sfregate insieme originavano la scintilla, si è passati all’utilizzo del carro su cui trasportare il fuoco santo e poi ai fuochi artificiali intorno alla metà del trecento.

Prima dello Scoppio del Carro si svolgerà il sorteggio (ore 10.45) per le partite del Calcio Storico Fiorentino che si svolgeranno in piazza Santa Croce nei giorni 14, 15 e 24 giugno. Saranno estratti dai sacchetti quattro uova, ognuna delle quali del colore dei quartieri storici che si affronteranno nella sfida di giugno: Bianchi (Santo Spirito), Rossi (Santa Maria Novella), Verdi (San Giovanni) e Azzurri (Santa Croce). A seguire (ore 11), l’accensione della scintilla da cui parte la colombina e poi la solenne messa pasquale in Duomo. Ecco infine i provvedimenti di circolazione legati alla manifestazione. Si inizia con il divieto di sosta con rimozione forzata, a partire dalle 18 di sabato 22 marzo, in viale Strozzi. Domenica 23 marzo, dalle 9 alle 13, scatterà il divieto di transito in piazza San Giovanni, piazza del Duomo, via Martelli e via Cerretani (nel tratto tra piazza Santa Maria Maggiore e piazza San Giovanni). Sempre domenica, ma dalle 5 alle 14, saranno istituiti divieti di sosta con rimozione forzata in via Il Prato (lato numeri pari sul fronte compreso tra i numeri civici 44 e 58/r e su ambo i lati nel tratto fra via Garibaldi e via Curtatone), tutta via Borgo Ognissanti (su ambo i lati) e su tutta via Roma (ambo i lati). Ovviamente durante il passaggio del carro del fuoco scatterà un divieto di transito lungo il percorso tra via Il Prato e piazza del Duomo (Borgo Ognissanti, piazza Goldoni, via della Vigna Nuova, via Strozzi, piazza della Repubblica, via Roma, piazza San Giovanni) sia nel tragitto di andata che in quello di ritorno.

(mr)

Cronaca | 20/03/08




Le strade di Firenze raccontate in “blog style”.

9 04 2008

Dal Blog Sarmizegetusa

LARGO CESARE CANTÚ (Corriere Fiorentino di domenica 6 aprile 2008)

Cesare Cantù, letterato neoguelfo, è autore di di uno dei romanzi storici meno interessanti lasciati ai posteri e di una Storia Universale che non è molto più che una raccolta di testimonianze lacunosa e inaccurata. Una non-celebrità che ben si addice a un non-luogo; un personaggio milanese (Cantù nacque a Brivio, in provincia di Como e morì a Milano) che ben si addice a uno slargo che potrebbe ben essere a Milano.
Una donna in scarpe da ginnastica bianche si accende una Muratti.
Due vecchie in babbucce parlano di morti.
Una zingara, le calze colorate negli zoccoli di legno, rovista in un cassonetto che ha su scritto “Duccio gay”.
Un nonno porta a spasso una bimba.
In largo Cesare Cantù ci sono: un piccolo supemercato in uno di quegli edifici sghembi montati su colonnini di cemento, come si vedono a volte nelle località sciistiche, un negozio di ricambi, un franchising video, un bar con distributore di sigarette, un alimentari, una macelleria, una cabina telefonica, un’aiuola che conta due alberi, tre cespugli, quattro panchine, quattordici piccioni e un lampione con adesivo “S.O.S. mutui”.
In fondo a via Melchiorre Gioia (che suggerisce ancora Milano) vedi una casa finto medievale che ti ricorda che, forse, sei a Firenze.
In fondo a via Lanzi, invece, si scorgono altere le cime d’albero di Villa Fabbricotti, che paiono dire, snob:
“quassù è tutta un’altra cosa.”
Sul lato sud c’è la ferrovia, solo in parte nascosta dallo steccato di cemento da cui fanno capolino pruni e vitalbe. Dietro, fermo su un binario morto, s’intravede un treno “sperimentazione UTMR”. Ci sono poi i camion coi banchi del mercato, fermi in processione su viale Lami come una fila di vetrine.
Viene naturale cercare un angolo buono. C’è. Sul lato est, tra il piazzale rialzato del supermercato e il sottopasso, c’è una scaletta, tre scalini di numero, che gira intorno a un albero ficcato in mezzo a due metri quadri di aiuola. Una scala inutile, fatta solo per goder dell’albero e dell’edera sulla destra, e quindi bella. La sali e vedi: un cartone di vino da tavola, due confezioni di wurstel, pacchetti di diana, multifilter, winston, camel lights, ancora diana; un bicchiere di plastica, sei birre, un pezzo di stagnola pieno di righe nere, il compressore, nero, di un frigorifero, tre scatolette di sardine, un osso di pollo, un guanto, l’involucro di cartone di una delle scatolette, una “ricaricard” Wind, la confezione di una radiolina portatile, una maglietta azzurra tutta sporca di terra, una cannuccia, la confezione di una merendina, l’involucro di un preservativo, un numerino per coda alla ASL, un pacchetto di figurine Panini, una penna biro gialla e nera col marchio “Western union,” un mucchio di terriccio da conchino, la sorpresa di un uovo di pasqua ancora imbustata, una garza, un foglio di velina rossa, un pezzo di catalogo Ikea.
Giri il capo, lancio lo sguardo nel sottopasso; più giù se ne intravede un altro, coperto di rampicanti; lo scorcio è retró, ti immagini questa Firenze negli anni ’60. Lo imbocchi, spunti al Romitino, ti avvii.





L’Arno e le memorie

6 03 2008

Tratto da:
La Memoria Storica” ed. 1990 Comune di Firenze - Ricordi e Memorie di Angiolina Parenti
“Sono nata a Firenze il 31 dicembre 1894.
Ero piccolina quando c’erano gli omnibus a cavalli e si andava, con pochi centesimi, da un punto all’altro della città.
A porta Romana c’era un trenino a vapore, alimentato con legna che, passando dal Poggio Imperiale, arrivava fino a Greve.
Al Poggio Imperiale si trovava una bella villa e lì studiavano i figli degli aristocratici (è ancora aperta). Al ritorno si faceva il viale dei Colli fino al ponte di ferro, cioè San Niccolò.

Parlando del nostro bellissimo lungarno, a quei tempi i lampioni erano a gas. Tutte le sere vari uomini addetti a quel lavoro, con una canna lunga ed uno stoppino, andavano ad accenderli dal Ponte San Niccolò (che per attraversarlo si pagava) e proseguivano fino alle Cascine.

Il bucato nell'Arno vicino al ponte alle Grazie
Il bucato nell’Arno, alla rampa, nei pressi del ponte alle Grazie
© immagine dalla Collezione di cartoline “Firenze era così ” AZ 1986 in: “La memoria storica” ed. Comune di Firenze e in www.zoomedia.it

Allora non c’era nè luce, nè gas, vennero molto più tardi. C’erano lumi a petrolio, lucerne ad olio acetilene e candele.

Lungarno, passeggiata bellissima della domenica. Molte signore prendevano una carrozza perchè a quei tempi non c’erano le automobili…

… Quando era carnevale la festa si svolgeva lungo l’Arno…

…Arrivava un’altra guerra, quella del 1940-1945. Arrivavano le sanzioni con l’offerta dell’oro, ferro, rame alla Patria ed io, come tutti i cittadini, detti l’anello d’oro, quello matrimoniale.
E poi arrivarono i bombardamenti anche a Firenze e sulla nostra vetreria cascarono nove bombe e tutto fini bruciato. Ci volle del tempo perchè la nostra Firenze, dopo la fine della guerra, riprendesse le sue sembianze.

E andiamo avanti fino all’alluvione del quattro novembre 1966 altro avvenimento tragico per noi fiorentini, disperazione e morte, quante famiglie si svegliarono con l’acqua alta intorno ai propri letti, negozi allagati, strade piene di melma e detriti. Ponte Vecchio squarciato dall’impotenza dell’acqua e da tutto ciò che l’acqua aveva trascinato con sé.
Fu un terribile flagello, povera Firenze in che condizioni la vedemmo: rovinato Chiese, bellezze artistiche, il Cristo del Cimabue, che si trovava in Santa Croce, danneggiato, la Chiesa delle Grazie, la Porta d’Oro del Ghiberti con le formelle divelte poi recuperate, la Biblioteca Nazionale, S. Maria Novella, …”

fonte/credits: Zoomedia