Le strade di Firenze raccontate in “blog style”.

9 04 2008

Dal Blog Sarmizegetusa

LARGO CESARE CANTÚ (Corriere Fiorentino di domenica 6 aprile 2008)

Cesare Cantù, letterato neoguelfo, è autore di di uno dei romanzi storici meno interessanti lasciati ai posteri e di una Storia Universale che non è molto più che una raccolta di testimonianze lacunosa e inaccurata. Una non-celebrità che ben si addice a un non-luogo; un personaggio milanese (Cantù nacque a Brivio, in provincia di Como e morì a Milano) che ben si addice a uno slargo che potrebbe ben essere a Milano.
Una donna in scarpe da ginnastica bianche si accende una Muratti.
Due vecchie in babbucce parlano di morti.
Una zingara, le calze colorate negli zoccoli di legno, rovista in un cassonetto che ha su scritto “Duccio gay”.
Un nonno porta a spasso una bimba.
In largo Cesare Cantù ci sono: un piccolo supemercato in uno di quegli edifici sghembi montati su colonnini di cemento, come si vedono a volte nelle località sciistiche, un negozio di ricambi, un franchising video, un bar con distributore di sigarette, un alimentari, una macelleria, una cabina telefonica, un’aiuola che conta due alberi, tre cespugli, quattro panchine, quattordici piccioni e un lampione con adesivo “S.O.S. mutui”.
In fondo a via Melchiorre Gioia (che suggerisce ancora Milano) vedi una casa finto medievale che ti ricorda che, forse, sei a Firenze.
In fondo a via Lanzi, invece, si scorgono altere le cime d’albero di Villa Fabbricotti, che paiono dire, snob:
“quassù è tutta un’altra cosa.”
Sul lato sud c’è la ferrovia, solo in parte nascosta dallo steccato di cemento da cui fanno capolino pruni e vitalbe. Dietro, fermo su un binario morto, s’intravede un treno “sperimentazione UTMR”. Ci sono poi i camion coi banchi del mercato, fermi in processione su viale Lami come una fila di vetrine.
Viene naturale cercare un angolo buono. C’è. Sul lato est, tra il piazzale rialzato del supermercato e il sottopasso, c’è una scaletta, tre scalini di numero, che gira intorno a un albero ficcato in mezzo a due metri quadri di aiuola. Una scala inutile, fatta solo per goder dell’albero e dell’edera sulla destra, e quindi bella. La sali e vedi: un cartone di vino da tavola, due confezioni di wurstel, pacchetti di diana, multifilter, winston, camel lights, ancora diana; un bicchiere di plastica, sei birre, un pezzo di stagnola pieno di righe nere, il compressore, nero, di un frigorifero, tre scatolette di sardine, un osso di pollo, un guanto, l’involucro di cartone di una delle scatolette, una “ricaricard” Wind, la confezione di una radiolina portatile, una maglietta azzurra tutta sporca di terra, una cannuccia, la confezione di una merendina, l’involucro di un preservativo, un numerino per coda alla ASL, un pacchetto di figurine Panini, una penna biro gialla e nera col marchio “Western union,” un mucchio di terriccio da conchino, la sorpresa di un uovo di pasqua ancora imbustata, una garza, un foglio di velina rossa, un pezzo di catalogo Ikea.
Giri il capo, lancio lo sguardo nel sottopasso; più giù se ne intravede un altro, coperto di rampicanti; lo scorcio è retró, ti immagini questa Firenze negli anni ’60. Lo imbocchi, spunti al Romitino, ti avvii.





Frecce Tricolori a Firenze: ecco le nostre foto in diretta !!

31 03 2008

Ecco per voi il nostro modesto “reportage fotografico”. :-))

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S.Spirito stair

17 03 2008

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credits on : 2322659836_32490a0dfd.jpg By 18k





Florence at Notre Dame de Paris

9 03 2008





Kathy Van Zeeland debutta in Europa

10 02 2008

Debuttato in Europa dall’inizio del 2007 , Kathy Van Zeeland, brand americano di borse e accessori, nato nel 2004 per opera della sua ideatrice e designer, è un marchio acquisito dal Gruppo Fingen, con licenza di distribuzione del marchio per tutta l’Europa.
Oltre 25 punti vendita monomarca in Italia come lancio del brand, che però verrà distribuito anche da negozi di vendita al dettaglio esistenti. Due opening a Milano e Roma. Kathy Van Zeeland designer dal cui nome ha preso il nome del brand, è frutto dell’iniziativa, che ha visto coinvolto anche il marito e che è incentrata su articoli ricercati e trendy che si rinnovano di stagione in stagione a un prezzo accessibile. Kathy, oltre che stilista, è anche co-presidente dell’azienda newyorkese con il marito Bruce Makowsky, è ora in oltre 1.300 negozi nel mondo con un fatturato complessivo di 180 milioni di dollari. Oggi alle borse e agli accessori in pelle si sono affiancati cinture e occhiali coordinati e, dall’estate 2007, anche gli orologi. Lo step successivo sarà l’apertura di boutique monomarca negli Stati Uniti.

Fonte: La Quinta