firenze, 23 febbraio 2005, nevica e la serra bianchi imbacuccata in una pelliccia rosa si sta recando baldanzosa a consegnare la sua tesi alla sua integerrima prof di storia del movimento sindacale e nel frattempo fotografa in qua e là…
la tesi arriverà a destinazione con la copertina di tela blu [orrenda] completamente scolorita dalla neve…
nevica…
15 03 2008Commenti : Non ci sono Commenti »
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L’Arno e le memorie
6 03 2008Tratto da:
” La Memoria Storica” ed. 1990 Comune di Firenze - Ricordi e Memorie di Angiolina Parenti
“Sono nata a Firenze il 31 dicembre 1894.
Ero piccolina quando c’erano gli omnibus a cavalli e si andava, con pochi centesimi, da un punto all’altro della città.
A porta Romana c’era un trenino a vapore, alimentato con legna che, passando dal Poggio Imperiale, arrivava fino a Greve.
Al Poggio Imperiale si trovava una bella villa e lì studiavano i figli degli aristocratici (è ancora aperta). Al ritorno si faceva il viale dei Colli fino al ponte di ferro, cioè San Niccolò.
Parlando del nostro bellissimo lungarno, a quei tempi i lampioni erano a gas. Tutte le sere vari uomini addetti a quel lavoro, con una canna lunga ed uno stoppino, andavano ad accenderli dal Ponte San Niccolò (che per attraversarlo si pagava) e proseguivano fino alle Cascine.

Il bucato nell’Arno, alla rampa, nei pressi del ponte alle Grazie
© immagine dalla Collezione di cartoline “Firenze era così ” AZ 1986 in: “La memoria storica” ed. Comune di Firenze e in www.zoomedia.it
Allora non c’era nè luce, nè gas, vennero molto più tardi. C’erano lumi a petrolio, lucerne ad olio acetilene e candele.
Lungarno, passeggiata bellissima della domenica. Molte signore prendevano una carrozza perchè a quei tempi non c’erano le automobili…
… Quando era carnevale la festa si svolgeva lungo l’Arno…
…Arrivava un’altra guerra, quella del 1940-1945. Arrivavano le sanzioni con l’offerta dell’oro, ferro, rame alla Patria ed io, come tutti i cittadini, detti l’anello d’oro, quello matrimoniale.
E poi arrivarono i bombardamenti anche a Firenze e sulla nostra vetreria cascarono nove bombe e tutto fini bruciato. Ci volle del tempo perchè la nostra Firenze, dopo la fine della guerra, riprendesse le sue sembianze.
E andiamo avanti fino all’alluvione del quattro novembre 1966 altro avvenimento tragico per noi fiorentini, disperazione e morte, quante famiglie si svegliarono con l’acqua alta intorno ai propri letti, negozi allagati, strade piene di melma e detriti. Ponte Vecchio squarciato dall’impotenza dell’acqua e da tutto ciò che l’acqua aveva trascinato con sé.
Fu un terribile flagello, povera Firenze in che condizioni la vedemmo: rovinato Chiese, bellezze artistiche, il Cristo del Cimabue, che si trovava in Santa Croce, danneggiato, la Chiesa delle Grazie, la Porta d’Oro del Ghiberti con le formelle divelte poi recuperate, la Biblioteca Nazionale, S. Maria Novella, …”
fonte/credits: Zoomedia
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